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sabato 29 agosto 2015

Aree di di (dis)servizio

Scrivo questo post per protesta. Quindi se vi sembrerà polemico, arrabbiato è perchè è così che mi sento e lo voglio dimostrare apertamente.

Come avrete letto dai miei recenti post, ho da poco avuto la fortuna di passare 10 giorni molto piacevoli in montagna con la mia famiglia. Peccato però per il viaggio.

La distanza da percorrere era Firenze - Andalo, 360km circa, di cui più di 300 di autostrada. Secondo Google maps 3h e 42 min, in realtà 4h e 30 min causa code sull'autostrada del Brennero. Che noia! Ma d'altronde si sa che se parti di domenica 2 agosto troverai tutta italia in auto con te, ce lo aspettavamo.
Quello che non ci aspettavamo era la pessima situazione autogrill.
Ricordo per i più distratti che noi viaggiamo muniti di 2 bambini, 1 di 4 anni e uno che ad inizio agosto aveva 11 mesi. 
Chiaramente sono partita da casa con la pappa per il piccolo in un thermos e per noi solo acqua e un paio di banane, avremmo trovato qualcosa nelle aree di servizio.
La sosta all'andata è stata un disastro, dopo aver scartato un paio di aree di servizio perche "piccole" ci siamo ritrovati in coda e quindi, essendo passate le 13:00, la successiva è stata tappa obbligata. 
L'area di servizio era piccola, assolatissima. All'interno un bar con solo tavolini alti, impossibile dar da mangiare al piccolo. Fuori un paio di panchine in pieno sole, in mezzo allo scarico delle auto.
Abbiamo mangiato su una di queste, mentre mangiava il piccino il babbo ha fatto la fila per 3 panini pidocchiosi alla modica cifra di 13 euro.

Al ritorno eravamo attrezzati con panini anche per noi, in modo da mangiare qualcosa di decente ad un prezzo onesto. Ci siamo ritrovati alla stazione di Cantagallo (nemmeno una delle più piccole) a dividere una aiuola sporca dietro il parcheggio dei camion con altre 3 famiglie che come noi avevano il pranzo a sacco. Rigorosamente in piedi, perchè non c'era nulla a parte la sporcizia.
Dentro di nuovo tavolini alti e nessun angolo in cui potersi sistemare comodamente con dei bambini.
Per non parlare della situazione bagni.

Per carità, non pretendo spazi gioco come racconta qui Valentina, ma le nostre aree di sosta ormai servono solo a farci spendere, vendono di tutto ma un servizio vero non lo fanno. Qualche anno fa ho fatto un viaggio in macchina nel nord europa, in ogni area di sosta c'erano bagni decorosi e puliti, fasciatoi per i bambini, zone con tavolini all'ombra per fermarsi a mangiare, leggere, riposarsi del viaggio.

Quest'estate ho visto famiglie mangiare un panino sul cofano bollente dell'auto, mi sono ritrovata a cambiare un pannolino su una panchina in mezzo alla gente. 
Chiamatele "negozi", "ristoranti", "bazaar", chiamatele come vi pare, ma non aree di servizio, perchè di servizi non ne danno nemmeno uno.

lunedì 30 marzo 2015

Rivelazioni #nonsonowonderwoman

Via, si ricomincia, è lunedì, e ci si lascia alle spalle una settimana passata a festeggiare ripetutamente il quattrenne che stamani al risveglio mi ha chiesto "mamma, ma il mio compleanno è finito?" ("grazie al cielo, tesoro!!").
Una settimana divertente per lui, quanto devastante per la sottoscritta, perché ancora non ho ben ripreso il ritmo casa-ufficio-cose da fare e doverci mettere in mezzo anche la festa di compleanno è stato il colpo di grazia.

In realtà -a ben vedere- io per questa festa di compleanno ho fatto ben poco, mi sono limitata a fare il "direttore d'orchestra": ho fissato la stanza, prenotato pizza e schiacciata al forno, comprato bibite e stoviglie di plastica, ordinato alle nonne dolci e biscotti, contattato una animatrice per i bambini, agghindato la stanza con i festoni. Stop. 

Avrei voluto fare io il dolce, ma non potendo prender libero in ufficio non ero sicura di riuscire a ricavarmi il tempo. 
Mi sarebbe piaciuto organizzare una festa a tema ma sono partita a pensarci troppo tardi. 
Mi stavo documentando su quali giochi fare/organizzare per bambini di 4 anni, ma poi ho capito che non ci si improvvisa così su due piedi e ho chiamato chi sa come si fa e ha già tutto il materiale pronto. Ed è stato un successo.

Sapete? Grazie a questo compleanno disorganizzato ho capito che nonostante tutto sono una buona mamma. 

Tutti i giorni da 4 anni a questa parte leggo blog, mi informo, copio idee, prendo spunti.
Spesso il messaggio che passa attraverso i siti dedicati (o almeno è il messaggio che arrivava a me, sia chiaro) è che per essere una brava mamma bisogna essere Wonderwoman
Bisogna essere cuoche provette per cucinare solo cibi sani e nutrienti: compri merendine ed omogeneizzati pronti? sciagurata! 
Bisogna saper disegnare, incollare, inventare o i tuoi figli si annoieranno a morte, cucire loro pupazzi e vestiti per farli sentire speciali, portarli al museo o rimarranno ignoranti a vita.

Chi mi conosce sa che adoro cucinare, mi piace inventarmi lavoretti per me e per i miei figli, portarli ad esplorare il mondo in tutti i suoi aspetti. Ma non si può essere sempre così, o almeno io non ci riesco. Ci sono giorni settimane, in cui fatico a mettere insieme tutte le cose da fare, in cui mi ricordo alle 7 di sera che c'è da preparare la cena e ho tutto nel freezer, in cui vorrei mettermi a dipingere in terrazza ma ci sono pile di panni da lavare/stirare e parcheggio i figli alla tv, che vorrei fare e fare e fare ma poi alle 10 crollo svenuta sul divano.
In questi giorni di corse frenetiche, in cui non potevo sprecare alcun minuto -ma poi finivo sempre per fare tardi- ho avuto una rivelazione. Basta. Bisogna imparare a dire basta. Riconoscere i propri limiti con serenità.
Non riuscire a fare tutto da sola non significa essere una cattiva mamma. Ingaggiare una animatrice non significa disinteressarsi, significa accettare il fatto che "a me non mi riesce e però vorrei una festa in cui i bambini si divertissero". Se la festa a tema non è uscita, vuol dire che ci penseremo il prossimo anno. Se il dolce lo ha fatto la nonna...meglio, era anche più buono del mio.

Scusate lo sfogo, ma vorrei che la mia esperienza fosse utile anche ad altre mamme. La società ci chiede di essere perfette casalinghe, perfette cuoche, mamme serafiche che non urlano nemmeno davanti ad un divano pitturato di blu. Ma a noi piace anche studiare, avere un lavoro che riconosca i nostri sforzi fatti durante l'università (ma secondo voi mi sono sciroppata 3 esami di analisi matematica per fare la casalinga?!?), andare in palestra, rilassarci mezz'ora la settimana senza pensare a nulla. 
Troppo per 24 ore al giorno, non credete? 

#nonsonowonderwoman



venerdì 6 febbraio 2015

EasyMum: nastro per sonaglini

Con questo post vorrei lanciare una nuova mini rubrica sul mio blog, che chiamerò EasyMum e raccoglierà idee, suggerimenti, segnalazioni che possano aiutare a rendere più semplice la vita di tutte le mamme.
I post di questa sezione riguarderanno idee lanciate e realizzate dalla sottoscritta, ma anche tutto ciò che di utile si può trovare in rete e -perchè no- anche le VOSTRE idee e segnalazioni!

Pertanto siete tutti invitati a scrivermi nei commenti per candidarvi a presentare una idea EasyMum e io vi dedicherò un post: potrà essere una trovata vostra o una segnalazione di qualcosa scoperto in rete, quello che vi chiedo è che voi lo abbiate provato, in modo da raccontarmi la vostra esperienza.

Per questa prima settimana voglio presentarvi una idea banale, tanto banale da non avere nemmeno un nome vero.
Intorno ai 4 mesi di vita i bambini iniziano ad afferrare gli oggetti, di solito per studiarli da vicino ricoprendoli di bava e noi facciamo salti di gioia, piene di orgoglio materno per quelle piccole manine acchiappine. Poi i nostri bimbi imparano a stare seduti e quegli oggetti non solo vengono afferrati e sbavati, ma anche lanciati amorosamente di sotto dal seggiolone, o dal passeggino, o dal lettino.
La prima volta si ride, si dice "bravo birbante!", la seconda volta facciamo le finte arrabbiate, alla ventesima la tentazione è di fiondare quei balocchini fuori di finestra.
Chi di noi spingendo il passeggino non si è mai voltato indietro scorgendo una scia di balocchi degna di pollicino? Quante sono rimaste incriccate con la schiena nel tentativo di riacchiappare il sonaglino preferito sotto il letto? E quante si sono vergognate infilandosi carponi sotto il tavolo della pizzeria cercando fra le molliche sporche una macchinina?

Stufa di queste situazioni ho preso un nastro di raso (fra l'altro riciclato da una confezione regalo di una erboristeria) abbastanza lungo e alle estremità ho applicato un bottone automatico, in modo da chiuderlo ad anello.
In questo modo posso passarlo nelle fessure dei giochi e legarli a seggiolone/sedia/passeggino in modo che se cadono (e cadono!) rimangono appesi, non toccano terra e si recuperano facilmente.
Il nastro deve essere lungo per permettere al bambino di giocare senza esserne infastidito e morbido perchè non si faccia male.
Il bottone automatico non è obbligatorio, ma è più veloce da aprire al volo di un nodo che potrebbe stringersi a morte.

Lo so, è una idea di una banalità disarmante, ma vi assicuro che è molto utile, io me lo porto sempre dietro!

Via, adesso tocca a voi, quali idee vi hanno aiutato  risolvere un problema? Scrivetemi!!


domenica 8 giugno 2014

Vestiti Premaman

La gravidanza è un periodo bellissimo, in cui devi (o almeno dovresti) dedicarti solo a te e alla tua pancia e per una volta dimenticarti della famigerata prova costume.
E' un periodo in cui ci si può dimenticare anche della moda e delle tendenze dell'estate, niente aggiornamenti al guardaroba, ci si può limitare a qualche abito morbido e qualche maglia abbondante.
In realtà alcuni marchi noti presentano fantastiche (e carissime) linee di abiti premaman, che vi farebbero sentire delle vere principesse col pancione, ma visto che io mi sento felice e bella come una principessa anche con una tutona, perchè devo spendere un patrimonio per dei vestiti che metterò al massimo 2 mesi nella mia vita?

La soluzione più semplice è ripiegare su capi a poco prezzo, che spesso sanno essere aggraziati tanto quanto quelli super costosi. Ma non importa vestirsi come delle mongolfiere solo perchè si ha un pancione rotondo da portare a giro, giusto? Anzi, a me piace vedere che sono una donna con il pancione e non un divano ambulante coperto da un Granfoulard. 
Così, partendo da qualche abito non proprio attraente, si può arrivare a renderlo perfetto.

Qualche giorno fa, in uno dei miei negozietti da hobby preferiti, mi sono lasciata incantare da questi:

un set di colori per stoffa e un kit di stencil traforati a laser con motivi giapponesi.

Cosa ne ho fatto? Avevo comprato un paio di vestiti taglia L per coprire la pancia, ma una volta arrivata a casa avevo visto che erano troppo...largoni e anonimi. Quello che serviva era una piccola rivisitazione, ed ecco qua! Li vedete splendidamente indossati da Naomi, la mia modella personale.





Che ve ne pare?

Il primo vestito l'ho decorato in blu e ristretto al petto con un paio di pences. 

Il secondo vestito in realtà era una magliettona lunga e mi faceva sembrare una balena rigirata in un lenzuolo.... 
Va bene non essere sexy, ma nemmeno buttarsi via...

Partendo come modello da una t-shirt che mi sta bella aderente l'ho ristretto ai fianchi (anzi, glieli ho creati) e l'ho decorato con donnine giapponesi e matriosche.
 
Non male per essere alla mia prima volta, no? Adesso mi tornano a pennello anche 2 vestitini da 9 euro. ;)

Perchè essere mamma è bello e non ci dobbiamo abbrutire: farete girare la testa anche con il pancione, credetemi, basta un filo di trucco, un vestitino adatto e... sentirsi belle come pricipesse, perchè lo siamo davvero!!


giovedì 13 febbraio 2014

Mamma con la valigia: il lato positivo delle trasferte

Essere una mamma lavoratrice è faticoso e a volte frustrante, ma non mi scambierei mai con una mamma casalinga. Non fa per me: avrei la casa più in disordine di adesso, la cena sempre da preparare e vivrei nell'oblio dell'insoddisfazione. Non c'è niente da fare, è più forte di me, io riesco ad organizzarmi bene se sono costretta a farlo, cioè se devo correre, sbrigarmi e giocare a tetris con gli impegni della settimana.
E poi il lavoro mi costringe per qualche ora al giorno a non pensare alla casa, ai panni, alla spesa. In un certo senso mi libera la mente. 

Ma c'è un momento in cui mi pesa davvero tanto tanto lavorare, ed è quando devo partire per qualche giorno e lasciare i miei ometti a casa.
In realtà il babbo e il piccoletto se la cavano benissimo senza di me, si organizzano cene da maschi a base di hamburger e ketchup, fanno la lotta sul divano e guardano i cartoni mangiando "coccorn".
E se devo dirla tutta mi da soddisfazione viaggiare per lavoro e lavorare con persone nuove.

Però ogni volta mi struggo al pensiero di partire e la sera in albergo mi mancano le coccole e gli abbracci.
Ma c'è una risvolto positivo che possiamo dare a questa lontananza forzata: dedicarci per una volta a noi stesse. Non abbiamo scuse: il pargolo è coccolato da babbo,nonni, zia e compagnia, ci siamo solo noi e il nostro (comunque poco) tempo libero.

Purtroppo il viaggio in questione è pur sempre un viaggio di lavoro, non è che ci si possa sdare più di tanto. Nei casi fortunati in cui sono stata spedita a Barcellona ho avuto il lusso di fare shopping anche alle 21.00, perchè là i negozi chiudono tardissimo. Oppure potreste trovare un museo con aperture serale. 
Ma di solito la serata si passa in albergo o poco più.

Ma anche nel luogo più sperduto del mondo avrete una camera d'albergo con un bagno tutto per voi e allora...lanciatevi! Approfittatene per un lunghissimo bagno caldo in vasca, mettetevi lo smalto e lasciatelo asciugare con calma, leggetevi un bel libro finalmente nel silenzio totale. Ci sono un sacco di cose che non riusciamo mai a fare perchè siamo rincorsi dai figli o dai mariti, se ci pensate per tempo potreste sfruttare questi preziosi momenti di solitudine.

Tutto questo non vi farà sentire meno la mancanza della prole, ma vi farà rilassare e stare bene.

Io, per esempio, durante l'ultima trasferta in un paesino sperduto della Germania, mi sono data alla cura del viso...